Gianfrancesco AlbaniEtà: 35 anni15311566

Nome
Gianfrancesco Albani
Nascita circa 1531 21 19

Nascita di un fratelloMarco Antonio Albani
tra il 1530 e il 1540

Nascita di un fratelloGiambattista Albani
tra il 1531 e il 1532

Morte di una nonna paternaCaterina Pecci
dopo il 1530

Nascita di un fratelloGiandomenico Albani
circa 1533 (Età 2 anni)

Nascita di una sorellaLucia Albani
circa 1534 (Età 3 anni)
Morte di un nonno maternoFrancesco Albani
dopo il 1535 (Età 4 anni)

Morte di un nonno maternoMarcantonio Longhi
31 gennaio 1536 (Età 5 anni)

Nascita di una sorellaCornelia Albani
prima del 1540 (Età 9 anni)

Morte di un fratelloMarco Antonio Albani
1540 (Età 9 anni)

Morte della madreLaura Longhi
23 marzo 1540 (Età 9 anni)
Morte di una sorellaCornelia Albani
dopo il 1563 (Età 32 anni)

Morte di una sorellaLucia Albani
circa 1568 (Età 37 anni)

Morte di un fratelloGiambattista Albani
1588 (Età 57 anni)

Morte del padreGiangerolamo Albani
1591 (Età 60 anni)
Morte di un fratelloGiandomenico Albani
1611 (Età 80 anni)
Occupazione
Prode guerriero in Francia e Italia

Morte tra il 23 marzo 1566 e il 1625 (Età 35 anni)

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padre
madre
Matrimonio: 1529Venezia, Casa di Luigi Gradenigo
2 anni
sorella maggiore
11 anni
fratello
2 anni
himself
2 anni
fratello
3 anni
fratello minore
2 anni
sorella minore
7 anni
sorella minore

Nota

'''“Bergomum”, 1961, n. 3, p. 30:''' "il Belotti dice che nel 154 8 il padre gli ottenne la promessa della condotta di 25 uomini d’arm e quando avesse raggiunta l’età di 25 anni: la biblioteca conserv a la ducale di Priuli Lorenzo (perg. 5634), nella quale, richiamata l a promessa del 22 settembre 1548, considerato che Gio. Francesco ha ra ggiunto i 26 anni (nato dunque circa il 1531), considerato ancora ch e nel frattempo ha dato buone prove militari « havendosi... essercita to alle guerre di Franza et Lombardia sì come al presente si trov a a quella” di Roma.,. », gli si conferisce il carico e la condott a promessi". '''Elena Luiselli, ''Carriere militari della nobiltà be rgamasca (XVI-XVII sec.)'', Tesi di Laurea, Università degli studi d i Milano – Facoltà di Lettere e Filosofia A. A. 1994-1995 (Relator e Chiar.mo Prof. Claudio Donati), pp. 30-32:''' La cavalleria pesant e aveva dimostrato ancora una volta di essere non solo l’arma più p restigiosa dell’esercito veneziano, ma anche quella maggiormente res tia ad ogni cambiamento. Composta da gente “di qualità, et per cons eguenza di nobil core”, costituiva un corpo elitario, distinto dal r esto dell’esercito e regolato da ferree tradizioni, in base alle qua li il cavaliere doveva disporre di una rendita annua pari almeno a due cento ducati e discendere da una famiglia in cui da due generazioni no n venissero esercitate arti meccaniche. Nel corso del XVI secolo, pu r mantenendo intatto il proprio fascino, la cavalleria era però andat a progressivamente perdendo la propria utilità strategica. Vulnerabil e agli attacchi della fanteria e al fuoco dell’artiglieria; difficil mente impiegabile in una guerra anfibia; inefficace per la difesa dell a Terraferma, da quando questa era stata affidata alle fortificazioni , essa non aveva partecipato, se non marginalmente, alla guerra del 15 37-1540 e a quella di Cipro. Il suo mantenimento appariva più legat o a ragioni politiche che militari, in quanto permise per lungo temp o di “dirottare verso un servizio di pubblica utilità le ambizion i cavalleresche della nobiltà di Terraferma”. Se la cavalleria cos tituiva un corpo separato nell’esercito veneziano, gli uomini d’ar me apparivano come un gruppo distinto al suo interno, una sorta di cas ta, l’ingresso nella quale era regolato da severe e restrittive disp osizioni . Ma in compenso permetteva di godere particolari privilegi : l’impossibilità di essere arrestati per debiti, il diritto di por tare armi da fuoco altrimenti proibite. Ciò in parte spiega perché l a carica, particolarmente ambita dalla nobiltà bergamasca, mantenne i nalterato il proprio prestigio, pur perdendo nel corso del tempo gra n parte delle sue connotazioni militari. Intorno alla metà del XVI se colo, il titolo infatti indicava ancora un preciso ruolo all’intern o dell’esercito, per ricoprire il quale erano necessarie esperienz a e preparazione militare. Il conte Gio. Francesco Albani ottenne ne l 1557 la condotta di venticinque uomini d’arme, già promessa nel 1 548, non solo per le pressioni esercitata dal padre, allora collateral e generale dell’esercito veneziano, ma soprattutto in virtù delle a ttitudini mostrate sul campo di battaglia: Fu deliberato per questo c onsiglio a ventidue del mese di settembre 1548, che quando il conte Gi o. Francesco di Albano, figliolo del magnifico domino Gio. Gerolamo Co llaterale nostro Generale fosse pervenuto all’età di venticinque an ni gli fosse dato carico e condotta di venticinque huomini d’arme no stri (...) ed essendo nel presente esso conte Gio. Francesco pervenut o all’età di ventisei anni et havendosi in questo tempo esercitando si alle guerre di Lombardia e di Francia come hora si trova a quella d i Roma si deve fermamente sperare di bavere da lui ogni buon et honora to servitio non si deve mancare di dare esecutione a quanto all’hor a deliberato. Considerando che ogni lancia era composta, a partire da l 1520, da due combattenti, ai quali si doveva aggiungere lo scudiere , al conte Gio. Francesco sarebbe spettato il reclutamento ed il coman do di settantacinque uomini. Si può quindi comprendere la titubanza d ella Serenissima di fronte alla prospettiva di affidare un compito tan to gravoso ad un giovane di appena diciotto anni e privo ancora di qua lsiasi esperienza. I nove anni che intercorrono tra la promessa dell a condotta e la sua effettiva concessione, durante i quali Gio. France sco si era “esercitato” in diverse guerre, sembrano assumere il du plice valore di un necessario apprendistato per il futuro condottier o e di un severo esame da parte di Venezia delle sue reali capacità e d attitudini. Il servizio presso eserciti stranieri pare assumere il p reciso significato di un tirocinio per poter poi intraprendere una pre stigiosa carriera nell’esercito veneziano. Il 23 marzo 1566 Filipp o II di Spagna, su richiesta di Giovanni Battista Brembati, spiccò s u di lui un ordine di arresto insieme ai fratelli Giovanni Domenico, G iovanni Battista fratelli Albani ed il padre Giovanni Girolamo, Ottavi ano Lupi, Pietro Rota, Porto Porti, Ettore di Soragna, Giovanni Paol o Cucchi, Baccio da Firenze, Sauro Romano, Francesco Fontanella, per l ’uccisione di Achille Brembati.