Marcolino Barbavara di GravellonaEtà: 65 anni13901455

Nome
Marcolino Barbavara di Gravellona
Nascita tra il 1390 e il 1405 20

Morte del padreGiacomo Barbavara di Gravellona
tra il 1405 e il 1480 (Età 15 anni)

Nascita di un figlio
n° 1
Ottaviano Barbavara di Gravellona
tra il 1440 e il 1485 (Età 50 anni)

Morte di un nonno maternoOrigolo Barbavara
tra il 1441 e il 1515 (Età 51 anni)

Occupazione
Consigliere ducale

Morte tra il 1455 e il 1500 (Età 65 anni)

Titolo
Signore, di Gravellona
dal 1467 (Età 77 anni)

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padre
himself
fratello
fratello
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himself
moglie
figlio
figlio

Nota

Legista celebre e senatore. Dizionario Biografico degli Italiani - Vo lume 6 (1964) di Nicola Raponi BARBAVARA, Marcolino. - Figlio di Giac omo, della famiglia novarese dei conti di Castello, ebbe la cittadinan za milanese, come i suoi fratelli, probabilmente a motivo della parent ela con Francesco Barbavara, il potente ministro di Gian Galeazzo Visc onti. Non si conosce l'anno di nascita e non si hanno notizie sulla su a giovinezza e i suoi studi: è certo però che fu tra i promotori de l movimento umanistico lombardo e tra gli animatori della vita cultura le pavese e milanese, con i fratelli Giovanni, giureconsulto, vescov o di Tortona e lettore nello studio di Pavia negli anni 1429-1434, Pie tro, protonotario apostolico, e Francesco, segretario di Filippo Mari a Visconti e amico dei più insigni umanisti. Il primo documento ch e lo riguarda è un atto del 28 maggio 1425 in virtù del quale ottenn e dal duca, per sé e per i fratelli, delle terre nel territorio di Vi gevano. Dal 1429 in poi figura nella cancelleria di Filippo Maria Visc onti, come segretario ducale, insieme ad altri esponenti della cultur a umanistica, come Domenico Feruffini, Francesco Piccinino, Guinifort e Barzizza, il Decembrio, Lorenzo Regini e il fratello Francesco. Pe r merito di costoro la cancelleria viscontea, che seguiva il duca negl i spostamenti tra le due residenze di Milano e di Pavia, diventò il c entro della cultura umanistica nelle due città. A Pavia il B. conobb e e fu in rapporti di amicizia con il Panormita che gli dedicò la su a illustrazione del teatro di Plauto e in particolare il Curculi o e i Coptivi; con Francesco Pizolpasso, vescovo di Pavia e più tard i arcivescovo di Milano, che lo ricorda in una sua lettera ad Antoni o Cremona scritta nel 1433 da Basilea ove si era recato per il concili o; con Gaudenzio Merula, che ebbe dal B. aiuti e sovvenzioni per atten dere agli studi. Maffeo Vegio gli dedicò il primo libro delle elegie ; il poeta feltrino Giovanni Lorenzo Regini, il quale tra il 1440 e i l 1443 fu suo collega nella cancelleria ducale, gli dedicò alcune poe sie italiane e latine. Attese anche alla raccolta di codici, e si sa p er esempio che il codice C 55 inf. della Biblioteca Ambrosiana, conten ente scritti di Cicerone, appartenne a lui. Il B. fu impiegato anch e in missioni politiche. Nel dicembre del 1440 fu inviato a Guidantoni o Manfredi di Faenza; il 10 febbr. 1442 sottoscrisse per il duca i cap itoli di un accordo con Carlo Gonzaga. Nel 1445 fu inviato, col cardin ale Gerardo Landriani vescovo di Como, al papa Eugenio IV per trattar e la questione del recupero dei territori pontifici occupati da France sco Sforza e per firmare un accordo tra Milano, Roma e Napoli: accord o sottoscritto infatti il 30 luglio e approvato dal duca con una sua l ettera del 10 agosto. All'azione diplomatica del B. va attribuito anch e in gran parte il merito della riconciliazione tra Filippo Maria Visc onti e Francesco Sforza. Tra la fine del 1446 e i primi del '47, in qu alità di oratore del duca a Roma, negoziò la condotta dello Sforza i n servizio dello stato di Milano, minacciato pericolosamente da Venezi a e sull'orlo dello sfacelo, cercando di ottenere sovvenzioni da Alfon so d'Aragona e dal papa. Ai primi di febbraio del 1447 si recò a Pesa ro presso Francesco Sforza a nome del duca di Milano, del papa e del r e di Napoli per firmare con lui l'accordo e la condotta. Tornò a Rom a in occasione della morte del papa Eugenio IV. Seguì col massimo in teresse le vicende del conclave, perché dal nuovo papa si attendevan o le sovvenzioni promesse allo Sforza dal predecessore. In una letter a del 3 marzo 1447 a quest'ultimo il B. assicurava che si stava facend o tutto il possibile "per haverne uno che sia amico et non volendo ess ere se haverano de li modi de farlo pentire" (L. Osio, Documenti diplo matici..., III, p. 483) e annunciava che Alfonso d'Aragona si era impe gnato con lui a concorrere alle spese della condotta con 94.000 ducat i annui, anticipando anche le quote del papa. Il nuovo eletto, Nicol