Gerolamo Martinengo di PadernelloEtà: 51 anni15191570

Nome
Gerolamo Martinengo di Padernello
Nascita 1519 25 49

Nascita di una sorellaRizzarda Martinengo di Padernello
tra il 1515 e il 1520

Nascita di un fratelloAchille Martinengo di Padernello
tra il 1515 e il 1522

Morte della madreFrancesca Cavazzi della Somaglia
2 febbraio 1522 (Età 3 anni)
Nascita di un fratellastroPompilio Martinengo di Padernello
tra il 1525 e il 1528 (Età 6 anni)

Pubblicazioni di matrimonio di un genitore«Antonio» II Martinengo di PadernelloLudovica TorelliView this family
1525 (Età 6 anni)

Morte del padre«Antonio» II Martinengo di Padernello
18 aprile 1528 (Età 9 anni)
MatrimonioEleonora GonzagaView this family
4 febbraio 1543 (Età 24 anni)
Morte di una moglieEleonora Gonzaga
10 agosto 1545 (Età 26 anni)
MatrimonioMargherita Martinengo della MotellaView this family
1552 (Età 33 anni)

Nascita di un figlio
n° 1
«Antonio» III Martinengo di Padernello
1552 (Età 33 anni)
Morte di una nonna paternaRizzarda Collalto
tra il 1496 e il 1575

Morte di una sorellaRizzarda Martinengo di Padernello
tra il 1542 e il 1615 (Età 23 anni)

Morte di una moglieMargherita Martinengo della Motella
tra il 1552 e il 1630 (Età 33 anni)

Morte di un fratelloAchille Martinengo di Padernello
1553 (Età 34 anni)
Morte 7 aprile 1570 (Età 51 anni)
Titolo
N.H.

Titolo
Consignore, di Urago d'Oglio

Nota:
Titolo
Signore, di Padernello

Titolo
Patrizio, Veneto

Famiglia con genitori - View this family
padre
madre
sorella
8 anni
fratello
5 anni
himself
Famiglia del padre con Ludovica Torelli - View this family
padre
matrigna
Matrimonio: 1525
fratellastro
fratellastro
fratellastro
Famiglia con Eleonora Gonzaga - View this family
himself
moglie
Matrimonio: 4 febbraio 1543Brescia
Famiglia con Margherita Martinengo della Motella - View this family
himself
moglie
Matrimonio: 1552
1 anno
figlio

Titolo
Nota

Il Lechi lo dà nato nel 1509 o nel 1512. Capitano della Serenissima i n Oriente, Capitano supremo delle Corazze in Candia nel 1567, Vessilli fero del Duca di Urbino, Capitano a Famagosta. Volle vendicare l'uccis ione del padre uccidendo, in una fazione cittadina al canton Gadaldi ( via Pace e via Cairoli) Scipione Martinengo della Motella. Confinat o a Zara, al suo ritorno si mise agli ordini della Serenissima, ma tor nato a combattere contro i Turchi, fu ucciso nell'assedio di Famagosta . Come tutti i signori del suo tempo, Gerolamo, ancora giovane scapol o con due sorelle, aveva attorno a sé una piccola corte: erano 28 i s uoi dipendenti di casa e cioè: "lo mastro di casa" (con 134 lire annu e di stipendio), "lo mastro di stalla" (100 lire), "lo credenzero" (60 ), "lo coco" (60), "lo dispensator e comprator" (60), "lo strucero" (5 0), "lo staffiero" (50), "lo mulatero" (50), "sei servitori" (30), "l o hortolano e canevaro" (30), tre ragazzi e un guattero, deu famigli p er la stalla; poi due donne da governo, due donzelle e due massare. V i erano dodici cavalli e due muli, cani e sparvieri. Possedeva il pala zzo in Brescia sito fra il palazzo del podestà (ora Togni) e il Canto n Gadaldi, dove giungeva l'antico terraglio che era stato ceduto ai Ma rtinengo quando le mura vennero portate più a sera; aveva i beni esen ti di Padernello, circa 800 piò con case per massari e fittabili e ve nti casette per braccianti. A Gabbiano (oggi Borgo S. Giacomo) godev a i dazi, il molino e la rendita di alcune rogge; poi non esenti avev a Collebeato con 90 piò di bosco e Farfengo con 60 poò. '''PAOLO GU ERRINI, ''I conti di Martinengo. Studi e ricerche genealogiche''. Bres cia, Tipolitografia F.lli Geroldi, 1930, pp. 276-280''': GIROLAMO I , discepolo del padre nell’arte guerresca, fu un valoroso condottier o. Forse non ancora ventenne, col rancore covato a lungo nell’anim o impetuoso e violento, volendo vendicarsi degli uccisori del padre su o e credendo - come dicevasi - autore principale dell’assassinio i l conte Scipione Martinengo della Motella, gli mandò un cartello di s fida, e incontratosi un giorno con lui nelle vicinanze di S. Francesco , accompagnato da 30 o 40 aderenti tutti armati di corazza e di celata , incominciarono a battersi come in una zuffa in campo aperto. La lott a continuò terribile da ambe le parti fino al Canton Gadaldi (crocicc hio di via Verdi con via Cairoli), dove il conte Scipione rimase uccis o. La cronaca inedita di Pandolfo Nassino ci offre della singolare e t ragica battaglia una vivacissima e interessante narrazione (Cronache m ss., f.° 107): De la morte del conte Scipione Martinengo. Dirovi de l conte Scipione f. qm. conte Zoan Maria Martinengo, come adi 26 zugn o 1533, nel di de zobia, a hori tra li tredese et quatordese, se incon trete cum messer Hyeronymo f. qm. messer Antonio Martinengo, pocho lun tan da la porta de S.° Francischo in Bressa, cum lo qual messer Hiero nymo erano, a quello se diseva, circa personi quaranta, quali parte ha vevano la celata in testa et parte subito se li misse; ben se diseva c he erano armate le persone, et cum lo ditto conte Scipione se diceva e sser circa sedici homini, ma al menar de mani se diceva esserge circ a sey vel otto, tra li quali era Vincentio Bocha f. qm. d no Benedett o et uno di Cazzagi, et essendo venuti al canton di Gadaldi continuame nte scaramuzando; ma a quello se diceva era ferito ditto mess. Vincent io Bocha sula testa et anche ditto di Cazagi, quali erano urtati dal c anton in suso verso la Palata. Ma il Conte Scipione ge era retirato d e sera parte al ditto Canton di Gadaldi, de sopra parte a la strata, e t li asperamente messer Hieronymo Martinengo cum li soi compagni lo fe reteno su la testa de assai feriti, tra li quali ge ne era uno che hav eva via quasi meza la testa de la parte dritta, et cum altri feriti a l fronte et de l’altra parte, et a li gambi et cosse, et una de sott o in suso sotto lo sacho, qual haveva indosso, et subito fatto quest o ditto messer Hieronymo se partete cum li compagni et andò verso l a porta de S.° Nazaro, et quanti personi trovavano a cavallo montavan o suso, ben fatti desmontar li padroni di cavalli. La causa se dicev a chel ditto conte Scipione Martinengo cum compagni fo quello che amaz ete messer Antonio Martinengo, patre del ditto messer Hieronymo, et an che se diceva fo quello che amazete messer Trayano Averoldo. Questo Co nte Scipione era de mediocre statura et forte et de bon governo, ma pe r lo suo grande core è morto. Ben è vero che li soy compagni vidend o lo ditto messer Hieronymo cum tanta compagnia dissero: Conte, retira tive in una di questi porti; ma non stimando ditto conte Scipione (''i l pericolo'') disse: andiamo; et fosse melio se fusse retirato. Et sub ito che fo morto fo messo sopra una barella una asse et lui subito sop ra lo asse et portato in casa di Brunelli li poco distante a S. Antoni o, et dapoy fo levato da li et portato in casa dil qm. Conte Iulio su o fratello. O Dio, che judicii sono questi che non voliamo attendere a li proverbii; se dice chi ben vive ben more, et chi amaza dee esser am azato. O povera madre, ben se pò chiamar meschina et desgraziata, ch e havendo trei fioli et lo marito suo, esser privata et morti a quest o modo: lo marito chiamato Conte Zoan Maria fo sotto francesi decapita to in piaza, et mi Pandolfo f. qm. spect. d no. Iacobo Nassino vist e a decapitarlo, et lo filiolo chiamato Conte Alovisio fo amazato da m esser Ioanne paulo f. qm. dil magnifico messer Ludovico Nassino, et i l Conte Iulio fo amazato da messer Carlo f. qm. dno. Zoan di Averoldi , et al presente ditto Conte Scipione esser stà morto dal ditto messe r Hieronymo f. qm. dno Antonio Martinengo. In verità è cosa da notar , et ditti trei fratelli erano de doi matri, et circa hori 14 fo fatt o gridi che haveva in casa personi, li quali fusse stà a la morte de l ditto Conte Scipione li volesse denuntiar, altramente se intendirian o esser in quello errore come sono quelli ha amazato ditto conte, et a ndando mi da madona Orsina Martinenga, dona qm. messer Piero Martineng o, passando per la strata viste la giente et intese, andai a veder dit to conte Scipione qual hera tartasato et ruinato talmente che non pare va quello; et per messer Scroffa vicario del magn. Potestà et per se r Ludovico Tabarino notaro del malleficio, tolto li visèri et fatto l o processo, et per mi visti, et lo di proprio circa hori 23 et 24 fo p ortato a S.° Francescho a sepelir all’usso che è de sera parte, e t adì 4 luy (''luglio'') fo fato le setime in ditta giesia de S.° Fr ancescho, et fo fatto uno bello apparato, ma la maytina del ditto d